Lettera aperta, che pochi leggeranno, “risposta” al sig. Obama


Obama scrive a Veltroni: «Italia e Usa lavorino insieme» […]Gli Stati Uniti e l’Italia devono far fronte ad una serie di sfide che credo riusciremo ad affrontare meglio insieme. Abbiamo però anche delle straordinarie opportunità che, se riusciamo a cogliere, possono far crescere i nostri obiettivi comuni. Ora che cominciamo a lavorare insieme, sarà per me di fondamentale importanza la nostra collaborazione. Sono fiducioso che gli Stati Uniti e l’Italia possano lavorare insieme in uno spirito di pace e di amicizia per costruire un mondo più sicuro nei prossimi quattro anni. Nell’attesa di poter lavorare con te per questo obiettivo e per rafforzare i rapporti tra i nostri paesi, ti mando i miei più sinceri saluti».

Gentile sig. Obama, sono un giovane cittadino italiano. Userò questo mezzo di comunicazione libero ed aperto, forse ancora per poco tempo, per esternare ciò che penso riguardo ai programmi politici che l’èlite, un gruppo ristretto di oligarchi, impone con violenza contro tutti i popoli della Terra. Non mi aspetto cambiamenti da voi potenti, ma una presa di coscienza dei miei concittadini. Lei scrive al leader dell’opposizione italiana, Veltroni: sono fiducioso che gli Stati Uniti e l’Italia possano lavorare insieme in uno spirito di pace e di amicizia per costruire un mondo più sicuro nei prossimi quattro anni, così è riportato dal sito del Corriere della Sera. Come le ho accennato sono giovane, poco più di trent’anni, per cui non appartengo a quella cultura politica italiana delle contrapposizioni ideologiche destra e sinistra, ovviamente non conosco la guerra, se non dai racconti dei nostri nonni e/o dai libri.

Le vorrei chiedere, ma per quanti anni ancora la mia generazione e quelle future dovranno sopportare il peso di quell’accordo scellerato di Bretton Woods? Per quanti anni ci saranno le vostre armi nucleari in Italia? Per quanti anni dobbiamo sopportare le vostre basi? Per quanti anni ancora dobbiamo vivere sotto i vostri ricatti diretti o indiretti? E’ del tutto anacronistico che lei parli di pace quando il mondo “occidentale” è reso schiavo da un sistema economico monetario controllato e gestito esclusivamente da un oligarchia di banchieri e politici corrotti, senza etica e morale. Questo sistema monetario, studiato e voluto da pochi, uccide ogni giorno migliaia di bambini nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, ricatta i popoli “occidentali” per mezzo del lavoro e crea disgregazioni sociali in tutti continenti. Ovviamente lei non ha responsabilità personali dirette, per il momento, ma lei rappresenta proprio quell’èlite di pochi che sostiene il sistema monetario e che ha usurpato i diritti dei popoli. Lei vuole cambiare il mondo come ha preannunciato? Cominci a confessare quello che molti cittadini già conoscono, ancora una minoranza per ora, sulla creazione della moneta dal nulla, cominci a denunciare l’esistenza di società segrete, o associazioni per delinquere, per gestire il potere mondiale e locale, cominci a seguire l’esempio di John F. Kennedy quando fece stampare moneta pubblica (ordine esecutivo 11110), forse per questo assassinato, cominci a dire che il Prodotto Interno Lordo (PIL) è un indicatore economico stupido, come spiegò Bob Kennedy e, che lo stesso (PIL) verrà abbandonato. In definitiva se lei vuole tentare di cambiare il mondo seriamente non deve inventarsi nulla, ma deve essere onesto e sincero, ed è sufficiente dare voce e spazio a quelle idee già esistenti da decenni che consentono agli essere umani di liberarsi dalla schiavitù indotta dalle banche centrali private e dalle corporations SpA. Usciamo da un sistema monetario ed entriamo in un’economia reale delle risorse smettendola di rubarle ai popoli e di uccidere vite umane per la pura logica del profitto monetario. Lei parla di responsabilità, bene cominci a prendersele, la moneta è quel pezzo di carta eretto a religione e, la maggior parte dei crimini sono legati ad essa. L’uomo non ha bisogno della moneta, ma di amore e di sviluppare conoscenza e creatività. Poi, lei dice: nell’attesa di poter lavorare con te per questo obiettivo e per rafforzare i rapporti tra i nostri paesi, ti mando i miei più sinceri saluti. Non si preoccupi dei rapporti fra i nostri popoli poiché non esistono separazioni e/o distinzioni, non sono i popoli a muovere le guerre ma solo voi Governi. I popoli non si odiano, ma sono i media, oggi, a divulgare informazioni da voi fornite per applicare gli scopi dell’èlite.

In fine, ricordiamo a chi leggesse questo blog che bisogna giudicare la politica ed i dipendenti eletti dai fatti e non dalle chiacchiere. Lei, sig. Obama ha già dimostrato con i fatti di schierarsi con l’èlite contro il popolo cercando di contrastare lo strumento giuridico della class action, fondamentale per tutelare i diritti dei cittadini. Ricordiamo che: lo strumento legale in questione, fortemente voluto da Bush e dalle varie lobbies industriali e finanziarie americane, fu votato nel 2005 anche dal neo presidente USA. Clinton votò no. In sintesi il CAFA tendeva a disintegrare (o quantomeno indebolire) la class action USA. E, come saprete, la class action negli USA è il più potente strumento di autodifesa del popolo nei confronti delle corporations.

Gli esseri umani sanno come vivere in pace, conoscono i reali bisogni: mangiare cibi sani e sicuri, avere un riparo sicuro e relazioni affettive…

…sappiamo che i politici non servono a nulla; abbiamo bisogno di conoscenza ed applicazioni tecnologiche che ci aiutino a migliorare la qualità della vita. Oggi la tecnica serve all’èlite per opprimere i popoli; un domani saranno i popoli ad applicare la vera democrazia e vivere in pace, senza l’èlite.

Distinti saluti

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Operazione l’altra guerra
di Morgan Menegazzo e Mariachiara Pernisa 

…La guerra ha avuto un’evoluzione significativa in termini dimensionali. La guerra del futuro sarà una guerra senza militari, invisibile. Il nemico lo devi prendere e trasformare in un consumatore dei tuoi prodotti, non ucciderlo…

…La paura è un’arma? Noi abbiamo paura delle cose che ci vengono dette più delle cose stesse. Ecco perché con il passare del tempo ci accorgiamo che la guerra più importante è quella fatta con l’informazione…

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Ci sono tecnologie che consentono materialmente di creare pioggia o di modificare le condizioni climatiche. Tutto questo è frutto di una ricerca fatta per migliorare le condizioni di vita. Se poi uno le stesse cose le adopera al rovescio è facile che si possano verificare condizioni inenarrabili…

È possibile dissolvere il concetto di guerra. È un approccio di carattere molecolare. E lo vediamo nei rapporti quotidiani, se ciascuno di noi decidesse di non far più guerra a quelli che ha intorno, probabilmente la cosa risulterebbe favolosamente contagiosa.

Esperti di strategia militare, ufficiali di punta dell’Esercito, scienziati e uomini politici si confrontano in una conversazione serrata. Cos’è la guerra ai giorni nostri? Quali sono le differenze con il passato? Attraverso tematiche scomode e ai più sconosciute, Warology delinea il quadro di una nuova cultura del conflitto.

Più di un’inchiesta, un viaggio ai confini dell’impensabile…

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