Oligarchia contro democrazia


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La riforma della Pubblica Amministrazione (PA) degli Enti Territoriali (Regione, Provincia, Comune) degli anni ’90 ha modificato il rapporto fra cittadini e rappresentanti eletti facendo degenerare la democrazia rappresentativa in piccoli comitati di potere. In una puntata di Report, l’onorevole Villone, allora DS, spiegò egregiamente come orientare l’amministrazione locale per produrre consenso politico a favore del proprio comitato elettorale. Insomma usando il linguaggio dell’etica e del codice penale, la riforma ha “legalizzato” il voto di scambio e introdotto un’efficace sistema feudale attraverso un rapporto di vassallaggio. In un sistema di regole immorali il mercato politico ha trasformato i rappresentanti eletti in oligarchie feudali che decidono tutto, ed i cittadini spesso si dividono in quelli apatici (la maggioranza), poi quelli che concorrono al sistema di potere feudale (una parte) e quelli informati (la minoranza). I cittadini apatici e disinteressati  sono quelli che producono il danno maggiore poiché legittimano il comportamento dei comitati di potere, oppure si comportano come soggetti ricattabili da opprimere, se non eseguono gli ordini loro impartiti. la pubblica amministrazioneL’Italia con questa riforma è andata nella direzione opposta ai principi democratici. Il legislatore lamentava una lentezza ed un’assenza di decisioni da parte degli Enti Territoriali e così ha deciso di fare un enorme passo indietro ritornando ai feudi medioevali. Sindaci e Presidenti decidono da soli, spesso raccogliendo gli indirizzi politici dell’agenda politica scritto dai think tank a cui fanno riferimento. I cittadini votano Sindaci, Presidenti e Consigli, ma queste istituzioni sono camere di registrazione di decisione prese altrove. La pubblica amministrazione non pensa, agisce sotto l’impulso di un’élite non eletta, mentre i politici eseguono gli ordini delle lobbies e delle imprese che hanno sostenuto la loro campagna elettorale. Nel solco dell’ideologia neoliberale, cioè meno Stato e più privati, le istituzioni sono state occupate da politici incapaci e inadeguati contro i principi costituzionali, contro i diritti, contro l’uguaglianza, l’efficienza e l’economia. Altri Paesi hanno seguito un’altra strada, e sono stati introdotti ed adoperati strumenti di democrazia diretta per consentire al sovrano di partecipare direttamente alle decisioni importanti applicando i principi: sovranità, trasparenza, uguaglianza ed efficienza.
Le organizzazioni di partito hanno contribuito a far crescere l’apatia dei cittadini italiani per evitare di favorire la partecipazione democratica. In altri paesi sono emerse esperienze opposte, ad esempio nelle 500 città del mondo dove si adopera il vero bilancio partecipativo i cittadini, nel ciclo di assemblee svolte in un anno solare, insieme ai rappresentanti eletti elaborano un Piano degli Investimenti nel Consiglio del Bilancio Partecipativo (COP) e, l’anno successivo le priorità votate ‘dal basso’ vengono realizzate e monitorate dai delegati popolari. insegnamento di Porto AlegreL’intera procedura di deliberazione e realizzazione di opere e servizi è trasparente e monitorata; chiunque, sin dal principio, è a conoscenza di come i soldi pubblici vengono spesi.
Innanzitutto, il cittadino è competente per diritto di nascita in quanto è parte del sovrano e, poi nei Paesi dove esistono gli strumenti di democrazia diretta le deliberazioni sono più veloci ed efficaci poiché le idee sono sostenute anche da un consenso cittadino, facendo migliorare la qualità delle proposte stesse. Insomma, dove la società civile interviene le scelte sono di maggiore qualità e se col tempo risultassero sbagliate, in ogni democrazia le scelte possono essere mutate e quindi affinate con l’effetto virtuoso di responsabilizzare i cittadini stessi. Dove c’è vera democrazia i rappresentati eletti sono meno corrotti poiché il loro mandato è vincolato e controllato costantemente.

La democrazia diretta, quale integrazione di quella rappresentativa, è tutt’altro che un vecchia idea coltivata solo da pensatori nostalgici o da gruppi marginali. Si tratta invece di un concetto moderno, cresciuto in un secolo e mezzo di applicazioni in vari Stati e continuamente in via di perfezionamento in varie realtà del mondo industrializzato così come in Paesi in via di sviluppo. Negli Stati Uniti nel solo 2001 si sono svolti; quasi dieci votazioni referendarie a livello comunale, di contee e Stati federati. A partire dal 1891 in Svizzera si sono tenuti niente meno che 540 referendum federali. democrazia-direttaLa Baviera, dopo aver adottato nel 1995 un regolamento avanzato di democrazia diretta, ha assistito quasi a 1200 referendum o comunali o regionali. In questi Paesi non mancano ne i cittadini politicamente impegnati e decisi a battersi per essi. Da tutte queste esperienze ha tratto giovamento anche la politica in termini di una maggiore apertura e vivacità di rapporti fra rappresentanza politica ed elettorato che ha favorito la partecipazione civica. In tutti continenti e a tutti i livelli governativi si può osservare la richiesta della popolazione di avere più voce in capitolo nelle decisioni politiche. (Fonte: Thomas Benedikter, democrazia diretta, Sonda 2008).
Un sondaggio effettuato nel 2005 da Gallup International su 50.000 persone presenti in 60 Paesi, ha scoperto che il 63% dei cittadini pensano che i loro leaders politici siano disonesti, il 60% pensano che abbiano troppo potere, il 52% pensa che i leaders politici si comportino in maniera non etica e il 39% pensa che essi non siano competenti nel loro lavoro. La democrazia rappresentativa, ossia la forma con cui la democrazia governa nella maggior parte del mondo, comincia a mostrare i suoi limiti. democrazia-cittadiniI sostenitori di questa forma indiretta di democrazia, sostengono che il problema è temporaneo, causato dal ripensamento politico successivo al crollo del marxismo nel 1989. Forse, ma la causa principale sta invece nell’enorme cambiamento nelle condizioni economiche e sociali di gran parte del mondo in questo ultimo mezzo secolo. La cura ai problemi della democrazia è la democrazia diretta. (Fonte: Paolo Michelotto, democrazia dei cittadini, Troll libri 2008)

Facciamo un esempio concreto. Nel 2006 il Consiglio Comunale di Salerno approva il nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC). L’elaborazione di tale piano è figlio delle valutazioni tecniche e politiche di pochi, cioè del progettista capo Oriol Bohigas, del Sindaco Vincenzo De Luca e dei singoli Consiglieri comunali. Tale piano, a detta degli osservatori, gli Ordini professionali degli architetti e degli ingegneri è stato più volte modificato e, soprattutto, le critiche di alcuni sono piuttosto pesanti accusando l’Ente Comune di aver fatto favoritismi a pochi e di incoraggiare le associazioni a delinquere presenti sul territorio. Se ci fosse il mandato vincolato, questo andrebbe revocato al Sindaco ed a tutti i consiglieri comunali che hanno approvato il Piano Urbanistico Comunale figlio della speculazione edilizia. «Affari e speculazione attireranno la malavita»; «il più grosso attentato perpetrato nei confronti di una città e dei suoi abitanti». Va giù duro il presidente degli architetti salernitani Pasquale Caprio che definisce «fuorilegge» il piano urbanistico comunale approvato ieri a palazzo Guerra. «Uno strumento importante solo per la classe padrona – sottolinea – ignobile per le situazioni equivoche che verrebbe a creare», parole che si leggevano sul Mattino dell’11 novembre 2006. Il PUC di Salerno è figlio di una anacronistica e desueta logica progettuale, del resto come nella maggioranza dei piani urbanistici italiani, esso è basato sulla sola crescita urbana anche se non strettamente necessaria. Nello specifico piano sono presenti opere infrastrutturali ‘storiche’, cioè ampiamente dibattute negli ultimi 20 anni circa, come la Lungo Irno, una nuova strada pianeggiante a doppia corsia di scorrimento in entrambi i sensi di marcia che collega la zona nord, Fratte ed il Comune di Pellezzano, con il centro cittadino sino alla foce del fiume Irno. Non ci crederete, ma quest’opera appaltata ed in corso di ultimazione è priva di pista ciclabile. Purtroppo, per la Lungo Irno questo non è l’unico errore progettuale ben visibile. Ahimé, la letteratura storica salernitana è ricca di clamorosi errori urbanistici ed architettonici e, nel corso di questi anni sembra che non esserci un presa di coscienza verso la qualità e la ragionevolezza. Gli errori più grossi sono volutisalerno_gennaio_2009_018 poiché hanno garantito enormi proventi ai costruttori “storici” (dagli anni ’20 fino agli ’80)  della città salernitana. I ‘piani storici’ custoditi negli archivi dell’ufficio tecnico del Comune mostrano chiaramente la volontà di delinquere e, cioè come i rappresentanti eletti abbiano preferito piani urbani speculativi a piani di buon senso sul modello ‘garden city’ (città giardino).  Inoltre, passeggiando per le strade cittadine sono ben visibili inutili eccessi di luminarie di pessimo gusto con l’aumento degli sprechi energetici comunali poi, una totale assenza di manutenzione sia della pavimentazione in pietre di porfido del Corso principale, passeggiata storica dei salernitani, facendo rischiare le gambe dei passanti, e sia per la pavimentazione dell’invidiato lungomare abbandonato a se stesso. Si intuisce che questi dissesti delle pavimentazioni possano essere dovuti a ‘rattoppi’ per interventi di sottoservizi. E’ davvero incredibile come la Giunta non preveda soldi per la manutenzione ordinaria e straordinaria di tali opere, salerno_gennaio_2009_020 ma pensi a sperperare danaro pubblico in evitabili sprechi energetici (se entrate nel municipio cittadino vi accorgerete delle enormi dispersioni energetiche, e non solo); forse il Sindaco ed altri aspettano un risarcimento di danni biologici da parte di tanti cittadini caduti su una pavimentazione pubblica dissestata?

La procedura amministrativa italiana prevede che gli Enti commissionino discrezionalmente la redazione di Piani Regolatori Generali (PRG) senza la consultazione dei cittadini sovrani, gli Enti possono accogliere le istanze che provengono da tutti alla presentazione del Piano stesso prima della definitiva deliberazione del Consiglio Comunale. Invece, in una vera democrazia i cittadini sono i primi ad esporre le proprie istanze facendole valutare collegialmente da più tecnici specializzati alla ricerca della migliore soluzione progettuale prima di iniziare a disegnare l’immagine della futura organizzazione territoriale, senza favoritismi alle solite lobby economiche, ai quei gruppi di persone che abitualmente corrompono i rappresentanti eletti per far mutare la destinazione d’uso dei suoli, aumentare la costruzione di volumetrie nei centri costruiti col fine di produrre speculazioni edilizie per massimizzare profitti e danneggiare ambiente urbano e territorio. Insomma, essendo il piano urbano figlio di una procedura amministrativa esso risente fortemente del livello di etica e democraticità presente o meno nella procedura stessa. Più democrazia è presente nel procedimento e più etico, più trasparente, più rappresentativo sarà il piano approvato da cittadini e rappresentanti eletti.

Il Comune di Colorno (PR), circa 8000 abitanti, ha messo a disposizione dei cittadini 200mila euro da spendere in opere o servizi come essi credono. Colorno, imitando il bilancio partecipativo di Porto Alegre consente ai cittadini di decidere direttamente.

Nel nostro Paese, euroschiavi-2007il popolo non è proprietario della moneta, non elegge il proprio parlamentare poiché scelto dal segretario di partito, non elegge i giudici, non revoca il mandato, ed i rappresentanti eletti negli Enti Territoriali possono dare in gestione ai loro amici privati servizi e beni demaniali. Gli unici due strumenti di democrazia diretta, iniziativa popolare e referendum abrogativo, adottati dalla Costituzione sono resi inefficaci da regole ed applicazioni uniche al mondo. In sostanza, in Italia non esiste neanche una sorta di democrazia rappresentativa ma in una reale dittatura “dolce” dove chi manifesta liberamente e civilmente per tutelare il diritto alla vita può anche essere picchiato dalla polizia giudiziaria, è sufficiente ricordare il caso rifiuti in Campania, a Serre (SA), e nel napoletano ed in Val di Susa per la TAV.

L’unica speranza del popolo italiano è abbandonare l’apatia politica, svegliare un senso critico libero dalla strumentalizzazione del teatro politico “destra” e “sinistra” (divide et impera) ed avere un atteggiamento positivo verso il presente ed il futuro. Bisogna essere curiosi della realtà intorno a noi valutando le cose in maniera oggettiva, leggendo le deliberazioni politiche (i fatti ed i comportamenti) senza ascoltare le opinioni dei politici stessi, poiché spesso mentono sapendo di mentire. Bisogna valutare le situazioni senza logiche di fede, ma distaccati e pragmatici. Per raggiungere una valutazione sufficiente è sempre bene compiere ricerche, studiare il significato dei termini, informarsi, cercare i conflitti di interesse e comparare le fonti. Siamo cittadini e non tifosi di una squadra. Siamo cittadini e non militanti di forze politiche anacronistiche.

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Un pensiero riguardo “Oligarchia contro democrazia”

  1. […] Se ci fosse il mandato vincolato, questo andrebbe revocato al Sindaco ed a tutti i consiglieri comunali che hanno approvato il Piano Urbanistico Comunale figlio della speculazione edilizia. «Affari e speculazione attireranno la malavita»; «il più grosso attentato perpetrato nei confronti di una città e dei suoi abitanti». Va giù duro il presidente degli architetti salernitani Pasquale Caprio che definisce «fuorilegge» il piano urbanistico comunale approvato ieri a palazzo Guerra. «Uno strumento importante solo per la classe padrona – sottolinea – ignobile per le situazioni equivoche che verrebbe a creare», parole che si leggevano sul Mattino dell’11 novembre 2006. […]

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