Cambiare modello culturale


Cambiare modelli di riferimento in ambito scolastico, istruttivo e formativo è necessario per il nostro presente e per le generazioni future. Il paradigma culturale che propone la decrescita è alternativo sia al capitalismo che al comunismo, cioè i modelli socio-politici che hanno fallito miseramente nel secolo scorso e nell’attuale presente contemporaneo. la scomessa della decrescitaI danni peggiori sono pervenuti dal turbo capitalismo senza regole: globalizzazione. Entrambi questi modelli degenerativi si sono serviti della crescita economico-finanziaria per raggiungere i propri scopi: controllo delle masse ed assenza di vera democrazia, ed entrambi hanno fatto uso della menzogna come propaganda politica. Entrambi – capitalismo e comunismo – misurano la ricchezza con la moneta e con lo stupido Prodotto Interno Lordo. Entrambi ricattano il popolo con la promessa illusoria del lavoro. Entrambi non tengono conto dei principi della termodinamica e quindi della natura. Entrambi non tengono conto dei reali valori umani ma fanno di tutto per opprimere i popoli conservandoli nell’ignoranza. per un futuro equoNon esiste un capitalismo responsabile, come non esiste un comunismo responsabile; esistono solo persone consapevoli od inconsapevoli. Con la nascita e lo sviluppo delle persone giuridiche – società di profitto – il modello culturale è stato, nel corso dei decenni, addomesticato alla sola regola universale dominante, al pensiero unico: massimizzare i profitti. La crescita per la crescita. A questo modello culturale a dir poco distruttivo, devastante, delinquenziale, predatorio, affaristico, egoistico, cinico, inumano, irrazionale si può solo contrapporre un modello: la decrescita, e cioè un sistema socialmente equo fondato sull’etica dei consumi, sulla morale e la giustizia fra popoli, quindi un sistema razionale e veramente democratico. Un sistema che tiene conto delle leggi della natura – termodinamica, impatti sanitari, ambientali – e che distribuisca a tutti la vera ricchezza: affetti, cibo di qualità, e cultura. La decrescita non tiene conto degli interessi delle corporations SpA, ma pone al vertice le comunità locali, la loro capacità creativa di vivere secondo le logiche delle produzioni possibili. La decrescita poggia il suo paradigma sulla bioeconomia, sulle leggi fisiche dell’ecologia. Una merce non sostenibile non deve essere prodotta. Un cibo autoprodotto ha un valore maggiore di un cibo industriale. Uno scambio socio-culturale ha un valore maggiore di un regalo di natale. L’affetto dei cari è più importante dell’impegno di lavoro che può essere spostato. Le autoproduzioni familiari – conserve di pomodori, melanzane, zucchine… – tipiche del meridione sono il miglior modello sociale da perseguire e da sviluppare in un sistema di rete. dalla-cullaL’autoproduzione energetica e scambiata in rete è il presente da realizzare contrapponendosi alla mafia legalizzata delle ex-aziende municipalizzate ennesimo cancro della democrazia. Nessun rappresentante politico italiano rappresenta ed incarna il modello appena accennato, la decrescita, e del resto è del tutto normale, visto che gli attuali partiti politici sono i peggiori portavoce della logica distruttiva della crescita, essi difendono esclusivamente gli interessi bancari e non può essere diversamente leggendo il trattato di Maastricht, basato soprattutto sugli interessi finanziari delle corporations SpA, ed si intuisce il resto informandosi correttamente sul funzionamento del sistema socio-politico inventato sull’inganno della moneta debito creata dal nulla. L’attuale crisi finanziaria è figlia della crisi delle coscienze e non può essere affrontata e risolta da chi l’ha prodotta. I giovani devono organizzarsi, informarsi, comunicare fra loro e proporre un “nuovo” modello sostituendo interamente la classe dirigente ed integrando il processo decisionale democratico rappresentativo con la democrazia diretta.

Consiglio di leggere: la follia della crescita e cosa ci insegna la storia.

sovranita_monetaria

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2 pensieri riguardo “Cambiare modello culturale”

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