Irish thanks for freedom, I love you!!!


Thank you irish for democrazy and freedom, thanks to write NO for traet Lisbon. Irish penned popular sovereignty for us, for European.

Gli irlandesi votano NO al trattato di Lisbona. Essi hanno difeso la sovranità popolare per tutti gli europei.

Il trattato è un accelerazione verso un maggiore controllo della BCE SpA che già detine “illegalmente” la proprietà della moneta contro ogni principio di sovranità grazie “all’omertà” dei Governi.

Prof. Alessandra Algostino – Università di Torino

Breve commento al Trattato di Lisbona (13 dicembre 2007) alla luce della Costituzione italiana

Il Trattato di Lisbona, che modifica il trattato sull’Unione europea (Maastricht, 1992) e il trattato che istituisce la Comunità europea (Roma, 1957), collide sotto più profili con la Costituzione italiana, come già in precedenza il Trattato che adotta una costituzione per l’Europa, di cui riprende in gran parte il contenuto.

Il principio ordinatore è l’«economia sociale di mercato fortemente competitiva» (art. 2 TUE) e la formula sulla concorrenza [presente nella versione precedente della Costituzione Europea] scompare dagli obiettivi ma riappare, con identico valore giuridico, nei protocolli («il mercato interno comprende un sistema che assicura che la concorrenza non sia falsata»).

L’economia sociale di mercato non è un’economia di mercato con finalità sociali, ma, nella prospettiva dell’ordoliberismo, una società di mercato autosufficiente, dove l’eventuale benessere sociale discende dal funzionamento del mercato.
È evidente la distanza da una Costituzione [=quella italiana] che assume come principio fondamentale l’eguaglianza sostanziale, ovvero una prospettiva nella quale la Repubblica ha il compito di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3, c. 2, Cost. it.).

Sono vari i punti di tensione fra Costituzione italiana e Trattato di Lisbona; fra i più significativi: il rispetto tout court della democrazia, la tutela dei diritti sociali e le limitazioni alle libertà economiche, il principio di ripudio della guerra.

Democrazia.
La cessione di competenze e sovranità all’Unione europea comporta l’attribuzione di una sfera di decisione ad un governo sottratto sostanzialmente al controllo dei governati, contravvenendo il principio di sovranità popolare e l’essenza della democrazia, consistente nell’identità governanti-governati (art. 1 Cost. it.).

Il Parlamento europeo, organo rappresentativo dei cittadini, è estremamente debole. Il Trattato di Lisbona amplia le ipotesi di codecisione fra Parlamento e Consiglio, ma il potere legislativo, violando il classico principio liberale della separazione dei poteri, resta sempre non solo condiviso con l’esecutivo, ma vede in posizione di preminenza l’esecutivo stesso, come è evidente solo che si consideri come titolare del potere di iniziativa legislativa sia la Commissione.

Viene violato altresì un altro classico principio della democrazia liberale (borghese): no taxation without representation [nessuna tassazione senza rappresentanza], visto la debolezza o l’esautoramento del Parlamento nel controllo sul bilancio e nelle scelte relative all’imposizione fiscale, a favore dell’esecutivo e di una Banca centrale politicamente irresponsabile e con l’obiettivo primario e imprescindibile del «mantenimento della stabilità dei prezzi».

Essenziale poi per la garanzia delle libertà dei cittadini è l’indipendenza del potere giudiziario dall’esecutivo: [invece] nell’Unione i giudici sono nominati dai governi degli Stati membri.

Non è solo la democrazia sociale che manca nell’Unione europea, ma quella liberale, ovvero l’Unione europea non è tout court democratica (come osserva il liberale Dahrendorf: «se l’UE facesse domanda di essere accolta nell’UE, questa domanda dovrebbe essere respinta per insufficienza di democrazia»).

Diritti.
L’art. 6 TUE afferma che l’Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali di Nizza del 2000, con lo stesso valore giuridico dei Trattati – ma non […] inserisce [la Carta di Nizza] nei trattati – e che l’Unione «aderisce alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali» del 1950, con la precisazione che né le disposizioni della Carta né l’adesione alla Convenzione estendono le competenze dell’Unione o incidono sull’attribuzione delle sue istituzioni. [Che fine ha fatto] l’idea che «il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo» (già ex art. 2 Dich. francese del 1789 e in nuce nell’art. 2 della Cost. it. laddove si afferma che «la Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo»)?

Quanto all’elenco dei diritti, è evidente la debolezza nella proclamazione dei diritti sociali e dei lavoratori; fra tutti, due esempi.

Il lavoro.
La Carta di Nizza si riferisce al «diritto di lavorare» e alla «libertà di cercare un lavoro»
: ad essere sancito è un mero diritto di libertà negativa, una possibilità dell’individuo. Il nuovo art. 5 bis TFUE [= Trattato di Lisbona] prevede che l’Unione «tiene conto delle esigenze connesse con la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un’adeguata protezione sociale». Non vi è obbligo o vincolo per le istituzioni: è evidente la distanza con la Repubblica «fondata sul lavoro» della Costituzione italiana e la regressione rispetto ad una Repubblica che «riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto» (art. 4, Cost. it.).

La salute.
La Costituzione italiana, all’art. 32, afferma: «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti»; la Carta di Nizza stabilisce che «ogni persona ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali». La norma costituzionale italiana sancisce un diritto alla tutela della salute e alle cure gratuite in caso di indigenza, la norma “costituzionale” europea prevede un diritto di accesso alle cure mediche se, e nella misura in cui, queste sono previste a livello nazionale. Quale prestazione è vincolata a fornire l’Unione europea? Nessuna. Quale prestazione l’Unione europea vincola gli Stati a fornire? Nessuna. Il diritto è svuotato del suo contenuto.

Non può inoltre non leggersi un contrasto nella proclamazione delle norme cosiddette economiche; si vedano l’art. 41 della Cost. it.: «l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo di arrecare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali», [mentre nella] Carta di Nizza [si legge soltanto]: «è riconosciuta la libertà di impresa».

Pace e guerra.
Nel Trattato di Lisbona ricorre il riferimento al «mantenimento della pace», ma in nessun luogo si sancisce il ripudio della guerra (art. 11 Cost. it.), anzi, l’art. 28 A TUE prevede che «l’Unione disponga di una capacità operativa ricorrendo a mezzi civili e militari», da utilizzarsi in «missioni al suo esterno per garantire il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale conformemente ai principi [n.d.r.: solo ai principi] della Carta delle Nazioni Unite».

Invece della promozione delle organizzazioni internazionali che siano volte ad assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni (art. 11 Cost. it), si legge l’impegno per gli Stati membri a migliorare progressivamente le loro capacità militari (art. 28 A TUE).

Aggiungo soltanto alcune cose tratte dai miei appunti:

1) Nell’articolo appena citato (28 TUE) vi è una forte insistenza sul mantenimento della “sicurezza”.
Non sfugge a nessuno il fatto che, almeno dall’11 settembre 2001, a livello locale, nazionale e internazionale vi sia stata una crescente enfasi sulla sicurezza, con il diffondersi di norme antiterroristiche che derogano ampiamente ai diritti civili. Di solito vengono introdotte come norme temporanee che poi divengono permanenti, inizialmente sono applicate ai cittadini stranieri e poi a tutti i cittadini. Viene bypassato persino il principio dell’habeas corpus che risale addirittura alla Magna Charta Libertatum concessa dal re inglese Giovanni Senzaterra nel 1215.
Secondo tale principio, come esso è stato riportato nell’art. 9 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’ONU nel 1948 (sessant’anni fa giusti giusti!) “Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”. Tale principio fondamentale sta venendo sempre più spesso eluso dalle norme antiterroristiche.

2) Il Trattato di Lisbona, come si è detto, è un’edizione pochissimo modificata del Trattato precedente (“Trattato che adotta una Costituzione europea”), ma non fa più riferimento al termine “Costituzione”.
Ciò, in effetti, è corretto, perché non si può chiamare Costituzione un testo che non sarà sottoposto al voto popolare (manca un soggetto costituente democratico: il popolo europeo).
Ciò è anche voluto, perché in questo modo si evita di far votare il testo a tutti i popoli europei (voterà soltanto il popolo irlandese, come si diceva nei primi post di questa discussione).

Purtroppo, però, in caso di conflitto con le norme delle Costituzioni nazionali (ad esempio, con la Costituzione Italiana), il Trattato di Lisbona – una volta approvato da tutti gli Stati membri – prevarrà. Ossia, se la legge italiana è in qualche modo contraria ad una direttiva o a un regolamento comunitari, essa viene automaticamente disapplicata. In caso di conflitto delle norme comunitarie con i principi stessi della Costituzione italiana, l’unica possibilità è quella di recedere dal Trattato di Lisbona e quindi uscire dalla stessa Unione Europea (oppure… modificare la Costituzione adeguandola alle norme europee!)

3) Per capire come si sia arrivati a questa pericolosa situazione, occorre tener conto del fatto che l’Unione Europea è nata per ragioni economiche e non per ragioni politiche. Dal Trattato di Roma (che ha istituito la Comunità Economica Europea) a quello di Maastricht, l’interesse principale è sempre stata l’integrazione economica degli Stati membri. Così il Trattato di Lisbona, che riprende e modifica detti Trattati precedenti, subordina la politica all’economia, il che è esattamente il contrario di quanto la Costituzione Italiana si propone. La nostra Costituzione ha alla sua base un progetto di trasformazione sociale nel senso di una sempre maggiore eguaglianza dei cittadini. Lo sviluppo economico è al servizio di questo progetto.
Viceversa la finalità principale del Trattato di Lisbona è la garanzia di un’economia di mercato fortemente competitiva e il progetto di trasformazione sociale è inesistente. I cittadini, da titolari di diritti, divengono così soggetti con dei bisogni che potranno essere soddisfatti soltanto in ragione delle loro possibilità economiche.

4) Viene poi negata realtà e quindi rappresentanza al conflitto sociale (negazione peraltro portata avanti anche nella campagna elettorale di Veltroni!). Ossia, si postula che gli interessi dei lavoratori coincidano con quelli dei datori di lavoro e si promuove l’idea di concertazione, trascurando completamente la diversa forza delle parti. Questa è un’idea neocorporativista, di derivazione fascista. Il Trattato di Lisbona riconosce il diritto di sciopero, ma anche quello di serrata, non previsto dalla nostra Costituzione.

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6 pensieri riguardo “Irish thanks for freedom, I love you!!!”

  1. […] Infatti, Alessandra Algostino docente dell’università degli Studi di Torino ci dice: il Trattato di Lisbona, che modifica il trattato sull’Unione europea (Maastricht, 1992) e il trattato che istituisce la Comunità europea (Roma, 1957), collide sotto più profili con la Costituzione italiana, come già in precedenza il Trattato che adotta una costituzione per l’Europa, di cui riprende in gran parte il contenuto. Il principio ordinatore è l’«economia sociale di mercato fortemente competitiva» (art. 2 TUE) e la formula sulla concorrenza [presente nella versione precedente della Costituzione Europea] scompare dagli obiettivi ma riappare, con identico valore giuridico, nei protocolli («il mercato interno comprende un sistema che assicura che la concorrenza non sia falsata»). L’economia sociale di mercato non è un’economia di mercato con finalità sociali, ma, nella prospettiva dell’ordoliberismo, una società di mercato autosufficiente, dove l’eventuale benessere sociale discende dal funzionamento del mercato. È evidente la distanza da una Costituzione [=quella italiana] che assume come principio fondamentale l’eguaglianza sostanziale, ovvero una prospettiva nella quale la Repubblica ha il compito di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3, c. 2, Cost. it.). […]

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