Cittadini, svegliamoci


Ecco alcuni strumenti per incidere sui potenti di turno. Il codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 7-3-2005 n.82) finalizzato alla semplificazione e al riassetto della normativa in materia di informatica nelle pubbliche amministrazioni.

Nuovi diritti dei cittadini:

  • diritto all’uso delle tecnologie (art. 3)

Non sarà più possibile quindi per un’amministrazione o per un gestore di pubblico servizio obbligare i cittadini a recarsi agli sportelli per presentare documenti cartacei

  • diritto alla partecipazione al procedimento informativo e all’accesso (art. 4)

In particolare i cittadini e le imprese hanno diritto di accedere a tutti gli atti che li riguardano e di partecipare a tutti i procedimenti in cui sono coinvolti tramite le moderne tecnologie informatiche

  • diritto di effettuare qualsiasi pagamento in forma digitale (art. 5)
  • diritto all’utilizzo della posta elettronica certificata (art. 6)
  • diritto alla partecipazione (art. 9)

Lo Stato favorisce ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini

  • Diritto a trovare on line tutti i moduli e i formulari validi e aggiornati (art. 57)

Gli strumenti della P.A. digitale

  • Posta elettronica certificata (art. 6 e art. 48)
  • Firma digitale (art. 24)
  • Documenti informatici e il protocollo elettronico (artt. 30 ss., artt. 40 ss.)
  • I siti internet delle P.A. (artt. 53-54)

I siti pubblici devono essere accessibili da tutti, anche dai disabili, reperibili, facilmente usabili, chiari nel linguaggio, affidabili, semplici, omogenei tra loro

  • Le carte elettroniche (art. 66)

Con l’applicazione del codice si possono effettuare seri controlli comodamente da casa, gli strumenti digitali sostituiscono le lettere inviate con Raccomandate, hanno stesso valore legale:

  • richiesta bilancio del proprio comune
  • richiesta di informazioni ed atti per la partecipazione in materia ambientale, ad esempio richieste alle Aziende Sanitarie, alle Agenzie Ambientali Regionali

Richieste del genere – Valutazioni Ambientali, indagini epidemiologiche, tossicologiche – per tutelare l’ambiente e la salute sono utilissime. L’Ente o il dirigente che non risponde compie una condotta omissiva – un non fare – atti di omissione d’ufficio, in materia di salute ed ambiente gli Enti pubblici hanno l’obbligo della risposta. Far leggere questi documenti ad esperti ci aiuterebbero a capire se tecnici e consulenti pagati dagli Enti compiono un altro illecito: falso ideologico.

Un importantissimo e vitale strumento di accesso alla giustizia, sostenere ed introdurre la vera Class Action (Azione Collettiva risarcitoria). Nella finanziaria 2008 è stata introdotta una pseudo Class Action, la legge va cambiata per avere una reale efficacia. Oggi il Giudice non ha il potere di quantificare economicamente il danno, rimandando il tutto ad una Camera Conciliatoria che scioglie la Classe di cittadini ricominciando dalle cause singole, di fatto non si ha un’azione di classe vera che consenta di togliere soldi percepiti danneggiando.

Ripristinare la sovranità monetaria. La sovranità, sancita dall’articolo 1 della nostra Costituzione, è stata violata poiché il potere di emettere moneta, e controllare il mercato, è stato concesso da politici corrotti ad una società privata, Banca d’Italia SpA prima e, poi la BCE SpA.

Introdurre principi e strumenti di democrazia diretta negli Enti Locali:

  • referendum propositivo legislativo
  • bilancio partecipativo deliberativo
  • elezione diretta del difensore civico

Applicare la Costituzione e far gestire i beni demaniali a società no-profit

diritto all’informazione e alla partecipazione in materia ambientale: il quadro giuridico e normativo di riferimento

Una sentenza della Corte dei Conti dell’87 così suonava: uno “degli strumenti di prevenzione (dell’ambiente) è proprio quello della responsabilizzante informazione dell’opinione pubblica sulle problematiche di tutela del bene ambiente“. Negli anni successivi si affermò una corrente dottrinale, nota col nome di “dottrina dei nuovi diritti civici” […] Il diritto all’informazione ambientale è divenuto un “diritto pubblico soggettivo“.

[…] Attualmente il VI programma d’Azione (2001-2010) prevede come strumento essenziale per il raggiungimento di precisi obiettivi in settori prioritari, come quelli del climatico o della gestione dei rifiuti, quello della sensibilizzazione dell’accesso all’informazione ambientale. In seguito nel corso della Terza Conferenza ministeriale europea sull’ambiente (Conferenza di Sofia, ottobre 1995) si crearono le premesse per indire una conferenza internazionale sull’informazione ambientale. La stessa fu dunque indetta ad Aarhus, e il suo frutto fu la Convenzione del 25 giugno del 1998, ratificata dall’Italia con la L. n. 108 del 16 marzo 2001, ed entrata in vigore il 20 ottobre 2001. Essa fondò i tre grandi pilastri di democrazia ambientale: diritto d’accesso all’informazione ambientale, diritto di partecipazione pubblica alle decisioni in materiale ambientale e diritto di accesso alla giustizia; accompagnati e rafforzati da alcune misure anti-inadempimento.

Al fine di recepire i principi della Convenzione sono dunque state emanate due nuove Direttive comunitarie: la Direttiva 2003/4/CEE sull’accesso e la 2003/35/CEE sulla partecipazione.

Con riferimento all’accesso, la recente Dir. 2003/4/CEE del 28 gennaio 2003 da un lato abroga la Dir. 09/313/CEE e dall’altro recepisce al suo interno del diritto comunitario alcune disposizioni della Convenzione di Aarhus. In particolare recepì il principio per cui la P.A. non solo deve consentir l’accesso ma deve anche attenersi autonomamente per raccogliere le informazioni, per aggiornarle, e per metterle a disposizione del pubblico mediante banche dati elettroniche, pubblicazioni annuale e altro. In più la Convenzione aveva previsto che le autorità pubbliche incoraggiassero il richiedente le informazioni, ma la disposizione non fu trasposta. Infine la Convenzione sancì quanto alla legittimazione soggettiva che l’accesso alla informazioni ambientali deve essere riconosciuto in maniera incondizionata a tutti, a prescindere quindi dalla prova dell’interesse, dalla ragione o lo scopo per cui si richiede l’accesso, dalla nazionalità o dalla cittadinanza o dal domicilio richiedente. Sono stati invece recepiti gli ampliamenti dei concetti di informazione ambientale e di autorità pubblica rispetto alla normativa precedente.

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