L’illecito affare dei beni demaniali


Da una decina di anni a questa parte sono sorte società municipalizzate/partecipate SpA che gestiscono beni demaniali come gli acquedotti. Poiché forme societarie come le SpA hanno come primo interesse il profitto, viene male applicatoqualcuno-vuol-darcela-bere il principio dell’interesse pubblico alimentando voto di scambio ed illeciti proventi a pochi privilegiati amici dei Sindaci. Infatti sono i Sindaci, tramite poteri espressamente conferiti dallo Statuto del Comune, che nominano discrezionalmente i dirigenti di tali SpA. In questo quadro normativo e pratico si può dichiarare che queste persone sono usurpatrici di beni demaniali. I principi costituzionali dicono chiaramente che i beni demaniali sono inalienabili, ma non è di questo che bisogna preoccuparsi, in quanto le società di diritto privato operano in mercato di monopolio ma concessionari, e l’Ente pubblico, proprietario del bene, può in qualsiasi momento ritirare la concessione per ragioni di interesse pubblico.

[…]In relazione alla loro funzione pubblica, i beni demaniali sono sottoposti ad un particolare regime giuridico, che li pone fuori commercio, essi sono inalienabili e imprescrittibili: non se ne può acquistare la proprietà a nessun titolo, nemmeno per usucapione.
I beni demaniali sono infruttiferi: non procurano entrate, se non occasionalmente, quando siano dati per concessione […]

Ma è proprio questo principio che non torna con l’attuale gestione. Le legge Galli, che tratta la materia, consente ad una società privata di gestire gli acquedotti, e fin qui nulla da dire. Inoltre vi sono i principi di efficienza e di economia, la pubblica amministrazioneche non vengono altresì garantiti. Ma partiamo dall’interesse pubblico. Stiamo trattando il tema dell’acqua e delle condotte idriche, per cui il principale interesse per il popolo sovrano è che il bene sia sicuro e disponibile. In secondo luogo, gestire gli acquedotti non vuol dire trarne un profitto primario, per chiunque sia a farlo, lo Stato o un privato, per una ragione molto semplice e banale. L’acqua è presente in natura, non è creata dall’uomo e tutti gli essere viventi del mondo dipendono dalla sua giusta conservazione, per cui sarebbe una violazione intollerabile se qualcuno la possedesse anche indirettamente gestendo gli acquedotti e ne traesse un profitto economico primario. Ebbene, questo è quanto invece sta accadendo, in barba ai principi costituzionali ed alle leggi mondiali (diritti inviolabili dell’umanità), europee ed italiane. I beni demaniali, come gli acquedotti, non possono e non devono essere gestiti da società di profitto, tutto qua.

Sotto il profilo affaristico/criminale si intuisce bene la ragione per cui vi siano queste società SpA, lo lascia intendere il bene stesso: l’acqua. Nessuno può vivere senza di essa, e quindi il suo uso e consumo trasformato in commercio rende inevitabilmente ricchi i gestori degli acquedotti. L’affare è garantito da leggi studiate ad arte, e dalla sonnolenza inaudita di chi deve controllare.

il diritto non deve mai essere adeguato alla politica, ma la politica deve essere sempre adeguata al diritto. Immanuel Kant, 1797

3 pensieri riguardo “L’illecito affare dei beni demaniali”

  1. Ok, d’accordo.

    Allora, cosa possiamo fare per rimettere le cose in ordine?
    Quali azioni concrete possiamo intraprendere insieme?

    C’è una base normativa su cui farsi una piccola cultura, e da lì partire con un gruppetto di lavoro? Nel caso, io mi rendo disponibile.

    Grazie per il tuo lavoro
    Enrico Nannetti

  2. La risposta è nella semplice applicazione dei principi costituzionali, è nell’applicazione dei diritti umani e nella tutela del bene comune. Per definizione il bene comune non può essere gestito da società di profitto (SpA e/o srl), ma da società no-profit controllate dal sovrano, dal popolo. E’ sufficiente affidare la gestione dei servizi locali ad un’unica società controllata dagli utenti e di proprietà pubblica che abbia l’obbligo di reinvestire gli utili nel territorio dove trae profitto. Una public company “allargata” agli utenti (quelli che pagano le bollette) con diritto di proposta su come investire gli utili della cooperativa concessionaria di beni demaniali e dei servizi locali. Anche in Europa ci sono esempi dove i cittadini sono proprietari e gestori del servizio locale. Quando la proprietà ed il controllo dei servizi locali e dei beni demaniali sono asserviti, senza intermediari, direttamente al cittadino, vuol dire che si applica scrupolosamente l’interesse pubblico ed il principio di sovranità citato dalla nostra Costituzione. Quando accade il contrario, cioè oggi, in ogni Comune, l’interesse privato prevale su quello pubblico.

  3. 1. municipalizzate (*)
    2. allargate agli utenti, con diritto di proposta
    3. obbligo di reinvestire gli utili nel territorio

    …quanto hai indicato e proposto è giustissimo: è quello che ci vuole!

    ps. Sabato scorso, 29 Mar, ho incontrato il Sig. Sindaco Cofferati, che passeggiava con la sua famiglia ai giardini a Bologna… ero su una panchina a leggere il giornale, verso le 2 del pom, l’ho visto e mi sono alzato per dargli la mano, chiedendogli se potevo salutarlo… nel dargli la mano gli ho detto a bruciapelo: “ci lasci Hera a Bologna, per favore” Ha risposto: “si si, tranquillo, la facciamo solo un pò più grande”. -“Ok, ma senza troppi debiti, per favore”, ho incalzato, mentre proseguiva…
    Vedremo cosa succede.

    L’essere “grande”, sinceramente non lo capisco: non è sufficiente avere una dimensione locale, senza alleanze faraoniche?
    Anche perché a livello di comuni sarebbe possibile fare dei centri di acquisto comunali (per economie di scala in fase di ordini), utilizzo macchinari in “comune tra comuni”, cercare di uniformare le piattaforme informatiche (software di elaborazioni ordini, pagamenti, fatture, ecc.).
    Non è possibile fare delle alleanze operative tra le municipalizzate dei vari comuni, unificando gli standard e le procedure, senza fare mega-società private per cui si creano solo debiti?

    Essere grandi senza fare debiti, lavorando in rete con sistemi standard tra public companies: anche questo sarebbe anche una cosa utile.

    Un caro saluto,
    EN

    (*) Privatizzazioni wikipedia: è quel processo economico che sposta la proprietà di un ente o di un’azienda dal controllo statale a quello privato.
    Il procedimento opposto è la nazionalizzazione o la municipalizzazione). http://it.wikipedia.org/wiki/Municipalizzazione

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