La manipolazione attraverso i media per favorire l’inceneritore.


italia-sotto-rifiutiL’intervista di Gianni Colucci pubblicata da “il Mattino” giovedì 10 gennaio 2008 (p.35 edizione di Salerno), fatta all’ingegnere Giorgio Donsì, ex rettore dell’Università di Salerno, rappresenta la classica manipolazione per convincere le persone, per metterle a tacere sul tema dell’impatto ambientale. Solo con una corretta informazione i cittadini potranno comprendere bene il tema proprio per evitare di farsi prendere in giro.

Lo studio dell’impatto è redatto da Giorgio Donsì e Vincenzo Belgiorno.

Le affermazioni “clamorose” di Giorgio Donsì: 1. Ecco uno spot pubblicitario pieno di parole tecniche che se fatte leggere da uno specialistica direbbe: dicono tutto e non dicono niente, è come vendere un cellulare, una macchina, è solo pubblicità. Donsi: combustione a griglia di ultima generazione, con camera di post combustione e sistemi di abbattimento degli acidi e di filtrazione delle polveri fini con uno stadio finale di filtrazione a manica, nonché ulteriori predisposizioni impiantistiche necessarie per il controllo degli ossidi di azoto, dei metalli e dei composti organici clorurati. 2 Donsì: bruciare è l’unica strada E’ il titolo dell’intervista, ed evidenzia la menzogna, poiché tutti sanno che non è vero. Bruciare non l’unica strada, esiste il Trattamento Meccanico Biologico, invece, bruciare è solo quella più scorretta, la più costosa, la meno rispettosa della salute umana e dell’ambiente. 3. Donsì: abiterei accanto a una struttura del genere e non me accorgerei, saremo tutti felici e più tranquilli se persone come Donsi e Belgiorno andassero a vivere dai loro colleghi a Brescia accanto all’inceneritore, e non si occupassero più di salute, poiché hanno dimostrato a tutti di non sapere nulla.

Il tema è l’impatto sanitario ed ambientale.

Documento fondamentale per una corretta valutazione ambientale e sanitaria è la Valutazione d’Impatto Sanitario (VIS) che è parte integrante e va in allegato alla Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA). Tale documento, solo per il momento non è obbligatorio, ma lo sarà.

I cittadini, se ancora non l’hanno capito, devono sapere che un qualsiasi laureato in ingegneria non ha alcuna conoscenza specifica in campo sanitario, per questa ragione ci sono i medici. girone-polveriGli ingegneri non hanno svolto alcun esame elementare di biologia, o di medicina, non conoscono minimamente gli impatti sulla salute. Solo in alcuni corsi svolgono un esame di “ingegneria ambientale e sanitaria” utile per la progettazione di impianti secondo le norme vigenti, ma che ai fini di un profilo culturale volto alla tutela della salute umana non danno nulla. Ecco un esempio concreto fra progettazione di impianti e norme, comparto aria: l’Unione Europea, cioè la politica, fissa i limiti soglia, fino a ieri vi era l’obbligo di monitorare le PM10 (polveri sottili totali) altamente nocive e cancerogene, per giunta è anche scorretto calcolare le polveri totali a peso, poiché all’interno delle PM10 ci sono le PM2,5, 1 e 0,1. Per cui gli ingegneri a norma di legge progettano impianti che limitano l’emissione solo delle PM10. Invece, gli scienziati di tutto il mondo sapevano e sanno che questo limite non tutela la salute, poiché esistono le PM2,5, le PM1 e le PM0,1. Oggi la norma è cambiata: misurare PM 10 e PM 2,5. Gli ingegneri progettano filtri per limitare – non bloccare – l’emissione delle PM 2,5, questo è il loro ruolo. Invece, i medici sanno bene che esistono gli impatti sanitari di tutte le polveri sottili e le PM 0,1 sono molto più pericolose delle PM 2,5. Per cui a norma di legge si muore lo stesso. Ma nonostante ciò bisogna dire che l’UE adotta i principi di precauzione e di prevenzione, che se semplicemente rispettati, molti impianti nocivi sarebbero eliminati per lasciare spazio a tecnologie migliori. Questa è una delle tante ragioni secondo cui affidare la tutela della salute ad un ingegnere è scorretto, sotto tutti i punti di vista. Ma vi sembra normale che per una decisione importante, ci si debba affidare al parere del progettista dell’impianto o del consulente dell’azienda che lo deve realizzare? Ma cosa volete che vi dica, che inquina e faccia male? Questo si chiama conflitto di interessi.

La VIS appunto è redatta da medici specialistici, come epidemiologici, oncologi, tossicologi. Il risultato della VIS è determinante ai fini del processo decisionale politico, cioè ai fini della valutazione su di una determinata opera da realizzare.

In Italia, i politici, cioè i decisori, si affidano storicamente a professionalità fuorvianti e sbagliate per prendere decisioni importanti. In materia ambientale e sanitaria i maggiori esperti, persone che hanno titoli e professionalità proprie per l’ambiente e la salute sono: i laureti in scienze ambientali (branca della biologia), gli agronomi, i tossicologi, gli oncologi, gli epidemiologici. La cosa grave è che tutto ciò non è un segreto.

Detto ciò, poiché le informazioni fra gli addetti ai lavori circolano, e vi sono numerosi scambi di conoscenza, vuol dire che per fare le scelte migliori “sarebbe sufficiente” leggere le indagini ed i registri pubblicati dai ricercatori e dagli scienziati di tutto il mondo. Una domanda ingenua: per quale ragione i politici italiani chiamano “tecnici compiacenti” che omettono di parlare delle tecnologie alternative all’incenerimento ed attaccano violentemente l’ambiente e la salute?

La gravità di tutto ciò sta nella continuata irregolarità delle procedure amministrative e valutative da parte degli Enti pubblici, i Sindaci prima di tutti, obbligati a tutelare l’ambiente e la salute. Una corretta e seria procedura in materia ambientale obbliga l’amministrazione in primis ad applicare i principi dettati dall’UE: precauzione e prevenzione, e poi a prendere in considerazione tutte le tecnologie esistenti, ed in terzo luogo: rendere partecipe la popolazione che ha il diritto di presentare prescrizioni e proposte, e solo alla fine si potrà prendere una decisione.

Stiamo assistendo ad uno spettacolo indegno per la democrazia poiché si pretende di costruire l’edifico dall’ultimo piano, cosa impossibile. Il monarca De Luca ha deciso ufficiosamente, violando i diritti inviolabili dell’uomo, di costruire un impianto calpestando tutte le procedure con l’aiuto dei media nazionali e locali che manipolino l’opinione pubblica, cosicché seppur chiamata a scegliere, deciderà male.

Una parentesi sui diritti costituzionali, democrazia e procedure amministrative.

La struttura del Commissariato campano, illecita poiché viola i principi costituzionali, ha consentito facili guadagni, per la parte impiantistica, alla società consortile FIBE – Ati Fisia impianti SpA (mandataria), Babcock Kommunal Gmbh (mandante), Deutsche Babcock (mandante), Evo Oberhausen Ag (mandante), Impregilo SpA (mandante).. Il Commissario è alle strette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per cui nei 14 anni di “emergenza” sono stati responsabili sia il Governo di destra che di sinistra, in sfregio ai diritti universali dell’uomo.

Alberto Lucarelli, Ordinario di Diritto Pubblico presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”: Il protrarsi dello stato di emergenza e dei poteri eccezionali attribuiti a rami della pubblica amministrazione estranei al circuito democratico del consenso (si pensi al ruolo ed ai poteri extra ordinem del Commissario delegato all’emergenza rifiuti) hanno determinato una sospensione dell’ordine costituzionale delle competenze […] sulla posizione della Corte costituzionale e di parte della dottrina, nella quale si ribadisce che i principi costituzionali, ed in senso più ampio, i principi generali dell’ordinamento giuridico, seppur in regime di emergenza, non si sospendono, né possono essere derogati da provvedimenti eccezionali adottati dal Commissario delegato di turno.

Alcuni principi costituzionali in materia amministrativa

  • Il principio di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.)
  • Il principio della tutela delle autonomie locali (art. 5 Cost.)

Un’amministrazione che non tiene conto delle differenti proposte pervenute per la soluzione di un problema è parziale, favorendo aziende rispetto ad altre, violando il principio dell’articolo 97 Cost. Quindi, di fatto, un’amministrazione parziale non fa l’interesse pubblico ma quella di una società privata. Dalle cronache degli ultimi giorni è facile notare come la violazione del diritto alla corretta informazione sta facendo enormi pubblicità ai costruttori e gestori degli inceneritori, che non rappresentano alcuna soluzione, anzi. La pubblicità sulle reti RAI pagate dai cittadini sta alimentando l’affare illecito dei rifiuti, infatti gli impianti di incenerimento vanno avanti solo poiché percepiscono aiuti di Stato in maniera “illecita” (Cip6) ed avviene solo in Italia. Volutamente la RAI ha omesso di parlare di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), poiché non consente affari al potere invisibile.

La lunga durata del Commissariato Campano, ben 14 anni e non è ancora finito, per la gestione dei rifiuti, in primis, ha violato il principio di tutte le democrazie: la sovranità, sancita dall’art. 1 della Costituzione, e poi l’autonomia locale. I fatti, sorretti anche da indagini della magistratura e da una Commissione parlamentare, hanno dimostrato che la violazione di questi principi hanno favorito gli affari del Consorzio FIBE.

Omicidi colposi

La “crisi” ambientale creata ad arte ha coperto il reale e grave danno accertato sul territorio campano, lo sversamento illecito di rifiuti speciali nei suoli fra Caserta e Napoli. La corruzione di aziende private provenienti in prevalenza dal Nord Italia, prolungata nel tempo, sta avendo come effetto una serie di omicidi colposi. Le aziende sapevano di inquinare e l’inosservanza delle norme avrebbe fatto risparmiare milioni di euro ai loro bilanci con colpevole spregio per la vita umana dei cittadini campani.

Nell´elenco sono indicate le aziende e le località di provenienza: Brindisi, vari comuni del Torinese (Chivasso, Robassomero, Orbassano), San Giuliano Milanese e Opera (Milano), Cuzzago di Premosello (Milano), Riva di Parabbiago (Milano), Pianoro (Bologna), Parona (Pavia), Mendicino (Cosenza), San Gregorio (Reggio Calabria), e Roma.
Qualche dato tra gli altri. In particolare, nel 1990, arrivano 16 tonnellate di scarti di collante acrilico dalla Sicaf di Cuzzango di Premosello (Novara); stesso periodo, 21 tonnellate di fanghi dell´impianto di depurazione di Ferolmet di San Giuliano Milanese (Milano). Sempre a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, Pianura resta l´eden dei rifiuti speciali: 22 tonnellate di morchie di verniciatura, resine e fanghi arrivano dalla provincia di Padova; 25 tonnellate di rifiuti speciali cosmetici scaduti da Tocco Magico di Roma; altre 50 tonnellate di morchie di verniciatura dalla Sicaf di Premosello (Novara). E ancora: vi finiscono sepolte 79 tonnellate di rifiuti speciali industriali da Centro Stoccaggio Ferrara di Robassomero (Torino); 113 tonnellate di polveri di amianto bricchettate da Centro di stoccaggio Ferrara di Robassomero (Torino); 552 tonnellate di fanghi di verniciatura della Ferolmet di San Giuliano Milanese (Milano). E, infine, 1.106 tonnellate di scorie e ceneri di alluminio dalla Fonderie Riva di Parabbiago (Milano). Il pm Buda sta svolgendo anche un monitoraggio presso diversi uffici pubblici (Asl, ospedali, Inail, eccetera) per verificare le relazioni tra i casi di tumori e altre malattie e la situazione di inquinamento. Nei prossimi giorni il magistrato nominerà diversi consulenti per accertamenti scientifici. Non è escluso che si prelevino campioni di tessuto da famiglie di cittadini di Pianura per confrontarli con gli esami delle persone colpite in quell´area da mali incurabili. (25 gennaio 2008)

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