Uno strumento per i cittadini per le dispute ambientali, la Convenzione Aarhus


Dobbiamo sapere che esiste uno strumento legale, per i cittadini, molto utile, per i casi in cui, le amministrazioni locali hanno intenzione di intraprendere “strade pericolose” per la costruzione di impianti sottoposti alla VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale).
L’Italia e la Convenzione di Aarhus
L’Italia è fortemente impegnata nell’attuazione della Convenzione sul piano sia nazionale che internazionale; il suo ruolo è particolarmente rilevante:
È stata uno dei primi paesi a ratificare la Convenzione di Aarhus, il secondo dell’Unione

tratto dal Testo Valutazione d’Impatto Ambientale, a cura di Virginio Bettini, UTET

valutazione dell'impatto ambientaleAspetti legali internazionali della Valutazione di impatto ambientale
La Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni,
la partecipazione pubblica nei processi decisionali e l’accesso alla giustizia nelle dispute ambientali

La Convenzione di Aarhus è un trattato regionale negoziato sotto l’auspicio dell’UNECE il 25 giugno del 1998. Le ONG (Organizzazioni Non Governative) hanno rivestito un ruolo fondamentale nella fase di negoziazione e di stesura della Convenzione considerando la situazione di tutti i partecipanti al processo.
La Convenzione deriva dal Principio 10 della Conferenza di Rio sull’ambiente e lo sviluppo, che dichiarava che ogni individuo deve avere accesso alle informazioni che riguardano l’ambiente in possesso dalle autorità pubbliche. Essa si basa su tre elementi: la determinazione di regole e le richieste ai governi di rendere disponibili le informazioni sull’ ambiente; la definizione di gruppi di interesse che partecipino ai processi decisionali e il diritto del pubblico di rivolgersi alla giustizia e ai provvedimenti giudiziari nei confronti dei governi per non aver adempiuto gli obblighi legali della Convenzione.diritto all'ambiente
Questa Convenzione rappresenta un nuovo tipo di accordo ambientale che unisce le ragioni ambientali e quelle umane stabilendo che lo sviluppo sostenibile possa essere raggiunto solamente attraverso il coinvolgimento di tutti i responsabili e cercando di legare i doveri di governo con la protezione ambientale. La Convenzione non è solo un patto ambientale, è anche uno strumento legale per la responsabilità del governo, la trasparenza e la sensibilità alle problematiche. La Convenzione di Aarhus difende i diritti dei pubblici cittadini e impone agli Stati e alle autorità pubbliche obblighi riguardo l’accesso alle informazioni, alla partecipazione pubblica e alla giustizia.
La Convenzione definisce come pubblica «una o più persone fisiche o legali e, in accordo con la legislazione nazionale, le sue associazioni, organizzazioni o gruppi» (art. 2 (5». Essa stabilisce che le autorità pubbliche, in risposta alla richiesta di informazioni, debbano renderle disponibili senza pregiudizio alcuno e nella forma richiesta (art. 4 (1)). L’informazione deve essere resa accessibile nel minor tempo possibile, al più tardi entro un mese, salvo che la complessità del problema non giustifichi l’estensione di questo periodo sino a due mesi (art. 4 (7)). La richiesta può essere rifiutata per ragioni di riservatezza, relazioni internazionali, difesa nazionale o pubblica sicurezza, diritti di proprietà intellettuale, interessi di terzi ecc. (art. 4 (4)).
Per ciò che concerne la partecipazione pubblica, la Convenzione stabilisce
che il pubblico interessato debba essere informato dall’autorità responsabile sul-. la procedura decisionale che riguarda l’ambiente, in relazione all’attività proposta e sulla natura della possibile decisione e se l’azione è soggetta a una procedura di valutazione di impatto ambientale nazionale o transfrontaliero (art. 6 (2)). Essa contiene, inoltre, un provvedimento circa la partecipazione pubblica per ciò che concerne piani, programmi e politiche in relazione all’ambiente (art. 7), stabilendo che il pubblico debba partecipare all’interno di una cornice di trasparenza e onestà.
Infine, per ciò che riguarda l’accesso alla giustizia, la Convenzione stabilisce che, chiunque ritenga che la propria richiesta sia stata ignorata o ingiustamente respinta, abbia diritto ad accedere al processo di revisione prima di una corte di giustizia o di un altro organo indipendente e imparziale (art. 9).

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