Credere alle favole è bello, se avessimo ancora 8 anni sarebbe anche normale. E’ patologico avere ancora fiducia nell’attuale classe dirigente e soprattutto è moralmente gravoso non pensare di cambiare pensiero per incontrare persone normali, ci sono ancora, e discutere su come gestire la nostra società. E’ tempo di vera democrazia!
Nel mondo, molti stanno agendo direttamente e stanno elaborando piani attuativi per organizzare le comunità secondo normali criteri di buon senso: non sprecare risorse, non inquinare, auto-produrre cibo; alcune di queste azioni rappresentano la consuetudine culturale degli italiani di, circa 50 anni fa. Nella sostanza non si tratta di tornare al passato ma solamente uscire dalla psico-programmazione che la televisione e la scuola hanno fatto contro i nostri interessi privandoci del piacere conviviale di famiglie normali e mentalmente sane che risparmiavano per non sprecare e rispettare la natura, cioè il bene comune.
Oggi, il pensiero dominate dell’élite che poggia sulla sciocca competitività, sulla crescita infinita, ha condotto la società nel baratro in ogni campo, bisogna riconoscere gli errori e ripensare la comunità combinando le buone abitudini di una volta e l’uso di tecnologie rinnovabili, bisogna unire la saggezza e con l’innovazione.
ciao peppe…
ti saluto…
luca
ciao Luca,
grazie per i saluti e ricambio volentieri, speriamo di rivederci quanto prima, un abbraccio
[...] anche grazie a forme di “pianificazione partecipata”, dando ragione alla teoria secondo cui un maggiore “peso politico” degli abitanti aumenta la felicità e la qualità delle decisioni [...]
[...] Ad esempio, il territorio italiano ricco di straordinarie preesistente storiche e naturali è, in diversi casi, visibilmente abbandonato a se stesso. Partendo da questa banale considerazione e notando il numero di individui che cercano lavoro sembra assurdo credere che non esistano opportunità di crescita in questo paese, infatti non è così. Nel concreto esiste sia la domanda e l’offerta di lavoro, ma il Parlamento sembra non interessi sviluppare progetti in tal senso ed il popolo anziché notare l’ovvio, spesso si limita a porre critiche senza agire direttamente. [...]
[...] Agire direttamente, 10 febbraio 2011 [...]